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La Colonna Frumentaria: quando la solidarietà genera sviluppo economico

12 febbraio 2014

Di Giuseppe Benincasa jr

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La carestia del 1785 che colpì l’intera Sicilia ha avuto pesanti conseguenze in termini di vite umane sia nella Città di Castronovo che in tutta la sua Comarca. In modo particolare decimò la popolazione di Bivona che da 6386 abitanti del 1700 si ridusse a 2585 abitanti nel 1791 con un deciso decremento nel decennio 1782-1792.

All’inizio del XIX secolo, il Consiglio Civico della Città di Castronovo deliberò d’impiegare parte dei contributi provenienti dalla proprietà terriera per l’acquisto di frumento al fine di fondare un Monte Frumentario da mutuarsi a titolo di sementi e soccorsi a quei poveri agricoltori che, a causa dei raccolti andati a male, non avessero la possibilità di procurarsi il frumento per la nuova semina.

Promotori di una così nobile iniziativa furono: il sacerdote don Antonino Gentile, appartenente ad una delle famiglie più ricche della Comarca di Castronovo; mastro Antonino Latino, agiato artigiano; il barone Domenico Chibbaro.

La proposta fu accolta favorevolmente dal Consiglio Civico il quale delegò i suddetti promotori a recarsi a Palermo per chiedere e sollecitare la necessaria approvazione Regia. I delegati si recarono alla Villa Reale della Favorita dove furono ricevuti dal Re. Racconta il barone Chibbaro che ebbero udienza nella cascina, dove il Re si divertiva a confezionare le “ricottelle” e che furono invitati ad assaggiare. Il delegato racconta anche che, dopo essersi informato sullo stato dell’agricoltura e della pastorizia nella Comarca, accolse la proposta favorevolmente congedando i delegati contenti per il risultato ottenuto ma stupiti per l’inusuale “sala” dell’udienza.

Ricevuto il dispaccio con la Regia approvazione dal Tribunale del Regio Patrimonio, con data Palermo 15 ottobre 1800 si istituì l’Ente morale Colonna Frumentaria con lo scopo di mutuare agli agricoltori il frumento necessario per la semina e con l’obbligo di restituirlo all’Ente mutuante aggiungendo 2 tumuli per ogni salma di frumento ricevuta in prestito (nel Sistema Metrico Siciliano, 1 Tumulo di Peso equivaleva a Kg 15,86838; mentre 1 Salma di Peso equivaleva a quintali 2,5389498 ovvero a Kg 253,89498).

La nuova Istituzione fu accolta con molto favore dalla popolazione agricola, considerata da quella comunità come un’importante garanzia e rimedio contro quelle carestie che avevano messo in ginocchio la popolazione nel XVIII secolo.

Nel luglio 1801 i Giurati della Città di Castronovo acquistarono più di 200 salme di frumento che furono distribuiti nella semina dello stesso anno. Dopo sedici anni la Colonna Frumentaria poteva disporre più di mille salme di frumento, cioè più di 254 tonnellate di frumento che allora rappresentava una quantità davvero ingente.

Nel primo decennio la distribuzione e la riscossione del grano avveniva con esattezza e, per evitare abusi si delegava annualmente un agrimensore per stimare quanto grano dovuto alla Colonna Frumentaria dagli agricoltori mutuati (nell’ordinamento scolastico italiano, era titolo spettante a coloro che avessero conseguito, negli istituti tecnici, il diploma della sezione agrimensura, trasformata in sezione per geometri nel 1931).

Nel 1817 la Colonna Frumentaria poteva disporre di una quantità maggiore di mille salme di frumento, parte delle quali nel corso degli anni furono date alla municipalità.

Ma ad un certo punto l’interesse privatistico e il malaffare portò prima al declino dell’Istituzione e poi alla sua dismissione. Alcuni deputati, gestori della Colonna Frumentaria, cominciarono a mutuare frumento a loro prestanomi i quali non restituivano il frumento ricevuto. D’altronde i deputati non avevano nessun interesse a riscuotere un credito di cui loro stessi erano debitori. Ne nacque un clamoroso scandalo che interessò anche il Consiglio d’Intendenza che condannò più di sessanta gestori al rimborso dei crediti vantati dalla Colonna Frumentaria. Per la negligenza degli organi amministrativi e per la superficialità degli organi giudiziari solo una piccolissima parte del credito si riuscì a recuperare. Il nome dei debitori e dei gestori implicati nel malaffare furono dimenticati, mentre i Titoli di Credito rimasero a giacere polverosi nella Cancelleria Comunale fino a quando nelle rivolte politiche del 1848 furono sottratti e bruciati. I debiti non riscossi e una gestione discussa e improntata all’interesse personale, portarono nel 1846 alla chiusura della Colonna Frumentaria. Così dopo 50 anni di attività venne a mancare un’istituzione, ammirata da moltissimi Com

uni siciliani, che garantiva la popolazione più povera dalle cattive annate e dava alla stessa municipalità un non trascurabile provento economico.

Iniziò da quel triste episodio la spoliazione degli averi comunali? È iniziata allora la demoralizzazione degli uomini di potere e il declino della Città di Castronovo?

I secoli precedenti avevano visto i cittadini di Castronovo di ogni ceto sociale adoperarsi per difendere in ogni modo l’indipendenza, il prestigio e le conquiste sociali della loro Città; e spesso ciò richiedeva enormi sforzi e sacrifici contro poteri di gran lunga superiori. A quei tempi il partito dei “nun si po’ fari” era poco rappresentato. Il senso del bene comune, fortemente cercato e voluto da tutti come bene supremo, aveva portato la Città di Castronovo benché povera di abitanti a conquistarsi un posto di onore tra tutte le città della Sicilia, al punto che casati e famiglie patrizie sceglievano di stabilirvisi. Le sue iniziative volte al progresso sociale ed economico erano di esempio: il Monte di Pietà (sembra il primo istituito in Sicilia), lo Spedale Civico, il Ponte sul fiume Platani, le strade selciate, erano il vanto di una città che mirava al progresso della collettività.

Chi provocò il declino e la chiusura della Colonna Frumentaria furono gli stessi la cui cecità ed incapacità non seppero impedire che la loro città, dopo tanti secoli, perdesse la sovranità sulla sua Comarca? La storia non ci ha tramandato il loro nomi, ma d’altronde la punizione per la mediocrità è quella di essere cancellati dalla Storia, il quale ricorda chi si è speso nella propria vita per il progresso della propria comunità piuttosto che per aumentare i propri averi e se, questi sono stati accumulati illecitamente, i loro nomi saranno maledetti dai loro stessi eredi i quali porteranno sulle loro spalle l’onta di possedere qualcosa avuta illecitamente dai loro padri.

Il declino economico, sociale e morale della Città di Castronovo si è arrestato? I posteri giudicheranno sul nostro operato.

Fonte Orizzonti Sicani

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